17 Nov Strong at Sea Katie Miller
Scopri “Strong at Sea”: il progetto dell’Alaska Seafood Marketing Institute che dà voce alle donne della pesca sostenibile in Alaska, con l’intervista esclusiva a Katie Miller, pescatrice, artista e coach.
In un mondo dove la sostenibilità e l’empowerment femminile sono al centro del dibattito, l’Alaska Seafood Marketing Institute (ASMI) lancia “Strong at Sea”, una collezione fotografica e narrativa che celebra le donne impegnate nell’industria della pesca in Alaska.
Realizzato nell’estate del 2019 nelle acque del fiume Copper e del Prince William Sound, il progetto ritrae queste “guerriere del mare” come il cuore pulsante della flotta commerciale alaskana, dedite a un pescato selvaggio, naturale e sostenibile.
Per il pubblico italiano, appassionato di eccellenze ittiche come il salmone e il merluzzo dell’Alaska, questa iniziativa rappresenta un ponte tra tradizione marina e futuro green.
Approfondiamo il progetto e scopriamo l’intervista a Katie Miller, una delle protagoniste.
Cos’è Strong at Sea: una celebrazione della forza femminile in mare aperto
“Strong at Sea” non è solo una serie di ritratti: è un omaggio alle donne che navigano le acque gelide dell’Alaska, affrontando sfide quotidiane per portare sulle nostre tavole prodotti di altissima qualità.
L’ASMI, l’istituto dedicato alla promozione del seafood alaskano – che rappresenta oltre il 50% del pescato selvaggio negli USA –, ha catturato queste storie per evidenziare il ruolo cruciale delle pescatrici nella filiera sostenibile.
Il progetto, nato per ispirare e educare, sottolinea come la pesca in Alaska sia regolata da norme rigorose dal 1959, garantendo habitat preservati e risorse per le generazioni future.
In Italia, dove il consumo di pesce sostenibile è in crescita (secondo dati ISTAT, +15% negli ultimi anni), iniziative come questa rafforzano l’appeal del brand Alaska Seafood, sinonimo di tracciabilità e benessere ambientale.
Le immagini, scattate sul ponte delle barche durante la stagione estiva, catturano l’autenticità di queste donne: dal sudore del lavoro fisico alla gioia della cattura. “Strong at Sea” è un invito a riflettere sul valore del lavoro manuale e sull’importanza di diversificare i ruoli di genere in un settore tradizionalmente maschile, promuovendo al contempo il consumo di seafood alaskano – ricco di omega-3 e privo di allevamenti intensivi.
Intervista a Katie Miller: la pescatrice che vive la semplicità del mare
Tra le voci più potenti del progetto c’è Katie Miller, pescatrice, artista e coach di sci.
Katie incarna lo spirito poliedrico dell’Alaska: in barca d’estate, sulle piste da sci d’inverno, e con il pennello tra le mani per catturare l’essenza della natura.
Ecco un estratto della sua intervista, che rivela il cuore di “Strong at Sea”:
- Cosa rende speciale per te la pesca in Alaska?
“È un modo per sentirsi più connessi con i complessi modelli della fauna selvatica e con le altre risorse che prosperano nel nostro Stato. Quando sei in acqua, tutto il resto svanisce e ci si concentra sulla vita in barca. È un’esistenza scandita da momenti, e mi piace questa semplicità.” - Cosa significa per te una pesca sostenibile?
“Una pesca sostenibile è quella che tiene conto delle generazioni future, pur prendendo decisioni responsabili nel presente. Una corretta gestione degli habitat, delle migrazioni, delle normative sulla pesca e degli incubatoi contribuiscono a creare un modello che potrà continuare negli anni a venire.” - Qual è il tuo modo preferito di preparare e mangiare il pesce che peschi?
“Il pesce fresco è fantastico quando è grigliato, ma mi piace molto anche affumicare alcuni filetti che conservo per l’inverno.” - Cosa ti piace dell’Alaska?
“Sebbene alcune zone dello stato siano più sviluppate di altre, apprezzo il fatto che gran parte del territorio sia ancora piuttosto isolato. La natura selvaggia che si respira qui è qualcosa che non ho ancora trovato altrove.”
Katie, come molte delle sue colleghe nel progetto, usa la pesca non solo come mezzo di sussistenza, ma come fonte di ispirazione per la sua arte e il suo coaching.
La sua storia, condivisa anche sui canali ASMI, evidenzia come “Strong at Sea” sia un catalizzatore per visibilità: “La pesca mi permette di perseguire i miei altri interessi nella stagione morta e di trovare una connessione più profonda con la natura”, racconta in un video promozionale.
Perché Strong at Sea è un modello per la pesca sostenibile in Italia
In un contesto europeo dove la UE spinge per la Blue Economy (con fondi PAC 2021-2027 dedicati alla pesca green), “Strong at Sea” offre lezioni preziose. L’Alaska, con le sue 34.000 miglia di costa, produce il 90% del salmone selvaggio USA, e progetti come questo ne promuovono il consumo etico.
Per i consumatori italiani, significa scegliere prodotti certificati ASMI: dal salmone grigliato di Katie ai filetti affumicati, perfetti per ricette mediterranee come un’insalata di salmone e finocchi o un risotto al merluzzo alaskano.
L’ASMI continua a investire in iniziative simili, con finanziamenti federali superiori ai 5 milioni di dollari per espandere i mercati, inclusi pet food e side-stream production. “Strong at Sea” non è solo marketing: è un movimento che unisce donne, oceani e tavole globali.Scopri di più sul sito ASMI e unisciti alla conversazione!


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