Tra le cinque specie di salmone selvaggio dell’Alaska spicca il “rosso” Sockeye. E’ il più piccolo, con i suoi circa 60 cm di lunghezza media ma è molto apprezzato per la consistenza delle sue carni e il suo straordinario sapore naturale.

Vive in acqua dolce per circa due anni e altrettanti li passa in mare dove si nutre di plancton, di piccoli pesci e di crostacei. E’ conosciuto per il suo aspetto rosso brillante ma, in realtà, quando è nell’oceano è di colore blu. Solo quando ritorna nelle acque dolci per deporre le uova diventa rosso, una tonalità che è dovuta alla maggiore capacità di assorbire il pigmento dei carotenoidi contenuti nel loro cibo.

Esteticamente non presenta alcuna macchia né sul corpo né sulla coda e il suo peso si aggira tra gli 1, 8 e i 4,5 k e, del pescato totale , raggiunge una percentuale di circa il 23%.

È molto apprezzato nei menu di chef prestigiosi, soprattutto nei ristoranti giapponesi per le preparazioni a crudo proprio per il suo sapore delicato e per niente stucchevole.

Qualche nome? Il Mu Fish, famoso interprete della cucina orientale a Nova Milanese, o il Gong di Milano, considerato uno dei migliori in città.

Come tutti le altre specie di salmone dell’Alaska la sua pesca è regolamentata dalle rigide leggi del Paese, norme che hanno lo scopo di non impoverirne la popolazione e di mantenerne la sostenibilità.